Un libretto di pasquinate su Bergoglio

L’autore ha sempre provato un’invincibile avversione per tutti coloro che sono amati e idolatrati dalle folle; avversione che suole tradurre nello sberleffo.

Chi oggi più amato e idolatrato di papa Francesco? Ecco la molla che ha portato a questa raccolta di oltre 200 epigrammi, giustamente irriverenti, composti per ravvivare la tradizione di Pasquino.

Un trattatello teologico in miniatura, politicamente ma non dottrinalmente scorretto, con un registro che passa dall’ironia al sarcasmo e in versi che spaziano dal bisillabo al dodecasillabo.

Introduzione

Ovvero un lungo e inutile sproloquio con l’unico fine di riempire qualche pagina e di rimpolpare un po’ lo scarno libretto

Lorenzo Stecchetti, alias Olindo Guerrini, pubblicò le Ciacole de Bepi, ignobile satira, di assai modesto valore letterario, contro il santo papa Pio X. Il suo giovane omonimo si propone, con questa operina, di cancellare l’onta caduta sulla sua famiglia, epurando le volgarità di linguaggio, modificando il tenore delle critiche e aggiustando la mira sul retto bersaglio.

Una breve annotazione sul titolo: senza scomodare Virgilio e altri illustri esempi, si tratta assai più modestamente di un doveroso omaggio alla tanto biasimevolmente trascurata Murtoleide di Giovan Battista Marino. Non aggiungo altro, così da invogliare il lettore che colpevolemente la ignorasse a approfondirne la conoscenza.

Veniamo all’arte dell’epigramma: arte minore, ma non per questo meno difficile, dove basta un nonnulla per varcare il confine che separa l’eccelso dall’orrido. Pochi grandi scrittori, e pochissimi tra i mediocri, ci hanno lasciato degli epigrammi gradevoli: concisi, non volgari, graffianti, efficaci come e meglio di un ritratto caricaturale o di una prolissa geremiade. Quelli qui raccolti non possono certo pretendere di sfuggire a questa inesorabile legge. Il numero stesso depone a loro sfavore. Ma il numero serve a riempire qualche pagina e a dar vita a un opuscolo, senza il quale si disperderebbero e volerebbero via senza neppure soffermarsi sulla statua di un immemore Pasquino.

Proprio la statua di Pasquino dovrebbe essere il naturale destinatario di queste poesiole, ma essendosi perduta questa sana tradizione romana, e avendo il cardinal Bertone ricusato di farne le veci in qualità di puntaspilli, non è restata all’autore altra scelta che di dar vita a questo libretto giallo di massime pontificie.

E ora qualche considerazione in merito al soggetto, o all’oggetto che dir si voglia, di questi epigrammi. Puotesi sfotticchiare il Sommo Pontefice Romano? Passi per le pasquinate, per Belli e pochi altri, ma almeno lì si trattava di pontefici preconciliari! Ed erano presi di mira peccati che potremmo definire, per un papa, veniali, cioè vizi corporali e difetti morali, non certo teologali! E potrebbe ancora essere ammissibile una critica pacata e rispettosa, ma ricorrere allo sberleffo!

Un primo valido motivo è che Francesco è simpatico a tutti, almeno così dicono: e questo dovrebbe essere sufficiente per stimolare la fantasia di ogni epigrammista, in erba o in fiore. Troppo facile, per non dire banale, deridere, tanto per fare un esempio che accomuni il diavolo e l’acqua santa (al lettore stabilire chi è cosa), Berlusconi o Rosy Bindi.

Poi, senza scomodare il solito san Paolo della lettera ai Galati e dei rimproveri a san Pietro, né l’aspra ironia usata da Dante verso un Bonifacio VIII colpevole soprattutto di essergli politicamente avverso, come non ricordare le critiche feroci e gli insulti volgari, senza neppure il filtro della satira poetica, rivolti al papa emerito non solo da sedicenti cristiani adulti, ma anche da fior fiore di preti, vescovi e porporati? Quel che è permesso ai tanti, sarà vietato al singolo? Quel che è lecito verso il tedesco, sarà forse illecito a buon pro dell’argentino? Lungi da noi il sospetto di razzismo!

Tra i saporosi frutti dell’ultimo concilio c’è quello di aver insegnato ai fedeli la mancanza di rispetto verso l’autorità ecclesiale. Arma vantaggiosamente e impunemente utilizzata per decenni dai cosiddetti progressisti, è stata ultimamente scoperta anche dai biechi tradizionalisti, con grande scandalo dei primi e della gerarchia. Appurato che oggi si sostiene a gran voce, con tanto di benedizione papale, che al tempo della riforma protestante tutti i torti non fossero dalla parte di quel cane rognoso di Lutero, sarebbe forse d’uopo interrogarsi, anche ai massimi vertici, del perché un buon numero di cattolici di indole pia e sottomessa si siano tutto a un tratto dedicati al tiro al bersaglio pontificio.

Se un re diventa repubblicano, che ne sarà di coloro che gli hanno giurato fedeltà in quanto monarca? In ogni caso, monarchici o repubblicani che restino o diventino, non saranno più sottomessi a lui. Sostituite monarchia con cattolicesimo e repubblica con quel che volete e traetene voi le conseguenze.

Vorrei inoltre contribuire a correggere un evidente errore di strabismo nella misericordia pontificia: con l’occhio buono Francesco benedice ogni sorta di peccatori e di peccati, mentre con quello guasto fulmina inflessibile chi non lo adula.

Quanto alla mancanza di rispetto, non dovrebbe il papa per primo guardarsene, evitando di esporre al ridicolo sé stesso e la Chiesa? Come suggerito da uno dei componimenti, cos’è peggio: mettere alla berlina il papa o che il papa metta alla berlina la fede? Questi epigrammi, in fondo, sono quasi un atto di riparazione per ben più gravi oltraggi. E poi, diciamocelo francamente: mi diletto al pensiero che i più orecchiabili vengano ritmati dai fedeli in attesa del fervorino all’Angelus, o da giovani e meno giovani durante le veglie delle altrimenti inutili GMG.

Per aggingere un ulteriore piccolo tassello a questa autogiustificazione: se un sedicente Quotidiano di ispirazione cattolica tesseva le lodi di Dario Fo ancor prima che, morendo, entrasse definitivamente nell’agiografia cattolica, non potrei io ambire almeno a un’assoluzioncella post mortem? Questo pur senza credere che il Padreterno tenga in gran conto le loro opinioni.

Last but not least: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6,26). Per la salute stessa del Santo Padre, ho cercato di porre un correttivo alle lodi del mondo.

Caro lettore, se sei uno dei tanti fedeli innamorati di papa Francesco hai già letto fin troppo: fermati qui, a meno che tu non sia disposto a mettere in gioco le tue certezze e a scoprire che il tuo imperatore è nudo.

Per chi avesse questo coraggio, o per chi fosse già autonomamente pervenuto a tale scoperta, mi scuso nuovamente per il livello non sempre adeguato dei testi e per il loro numero probabilmente eccessivo: se c’è poco, o forse nulla, di eccelso e molto, o forse tutto, di orrido. Ho incluso anche delle varianti, non sapendomi decidere nella scelta; e l’esistenza di varianti, come negli studi scacchistici, sminuisce, se non annulla del tutto, il pregio del lavoro. Ma in quest’epoca, come nessun altra mai ammantata di democrazia verbale e spoglia di libertà sostanziale, il lettore potrà scegliere in piena autonomia la versione che più gli aggrada, senza subire costrizioni dall’opinione o dal voto altrui.

Se qualcuno trovasse eccessive o addirittura gratuite le critiche mosse al pontefice, rifletta sul fatto che un epigramma è come una caricatura: bisogna evidenziare i difetti, quando è il caso ingigantendoli.

Sento piuttosto il dovere di porgere le mie scuse a Metastasio, Foscolo, Belli e a tutti gli altri grandi alle cui idee mi sono ispirato fino al limite del plagio e i cui versi ho storpiato e abbassato a sì infimo oggetto.

Questo libretto vuol essere anche un modesto contributo ai destini della nazione, uno stimolo a apprendere la lingua italiana: la Divina Commedia può venir letta in traduzione, questi epigrammi no.

Una noterella tecnica. Per non appesantire la scrittura non ho virgolettato i discorsi diretti: dovrebbe evincersi dal contesto, e in molte occasioni dall’uso della prima persona singolare o plurale, quando a parlare sia il papa, o un qualche altro personaggio, e non l’autore; oltretutto, in alcuni casi, come dimostra una nota esortazione, una certa ambiguità non guasta. Se la maggior parte dei componimenti sono posti sulla bocca del papa, è che appare più dignitoso ascoltare quel che egli dice, che parlare di lui. Le sue parole sono qui sincere, cristalline e non rivestite di gesuitica doppiezza: è un po’ come se un esorcismo lo costringesse a dire il vero.

Devo in ultimo ammettere che provo un certo senso di colpa al pensiero di questo vecchierello fragile: l’averlo così irrispettosamente sbeffeggiato me lo rende quasi simpatico. Se solo non avesse delle idee così sbagliate…

Anteprima disponibile su Google libri:

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