Dall’ultimo libretto su Bergoglio: l’introduzione

Riporto l’introduzione dell’ultimo libretto di pasquinate su Bergoglio.

Introduzione

Dove si illustra la genesi di un libro sbagliato, che non avrebbe dovuto esser scritto, né tanto meno pubblicato, né, orribile a dirsi, dotato di questa prefazione

Il mio illustre avo Lorenzo Stecchetti ebbe la sventurata idea di promettere a una signorina, che si dilettava nel partorir versi di dubbio stile e di ancor più dubbio gusto, una prefazione al volume che raccoglieva i di lei poetici conati: fu così che videro la luce le Rime di Argia Sbolenfi.

Caro lettore, tu forse stenterai a crederlo, ma m’è occorso di imbattermi in una discendente, parrebbe non proprio in linea retta, ma pur sempre consanguinea, di questa poetessa, anch’essa dedita, nei ritagli di tempo libero, a rimeggiare; e anch’io incappai nell’errore del mio avo: sventuratamente promisi, ed ecco qui il risultato di tanta sconsideratezza.

Corsi e ricorsi storici, il nome è lo stesso, con una piccola aggiunta a significare il trascorrere delle generazioni: Argia Sbolenfi Novella. Se l’originale fu una signorina fremente di amorose voglie, questa sua odierna copia è donna di mezz’età, sposata non una, bensì due o forse tre volte, con l’aggiunta di un numero non ben precisabile di surrogati e facenti funzione, epperò parimenti perennemente scossa dai fremiti d’amore.

Ma veniamo al dunque. Dopo avermi estorto, non dico ricorrendo a quali mezzucci, capitolato per sfinimento, la promessa di una prefazione, ecco la polpetta avvelenata: Argia è un’ammiratrice appassionata di Papa Francesco. Non già che sia una gran frequentatrice di chiese che, anzi, la più recente messa cui partecipò fu quella della sua prima e ultima comunione, e va aggiunto che mal sopporta tutta la dottrina, specie in campo morale e specialissimamente in materia sessuale, della Chiesa, ma proprio questo fa sì che apprezzi Bergoglio, come tante altre donnette di dubbia fede e certa depravazione, avide di veder innalzato agli onori degli altari quanto dovrebbe essere celato nei sottoscala dei postriboli, così da poter conciliare spirito e materia, costringendo il primo nell’amplesso della seconda.

Parlare di apprezzamento è invero dir poco, che la signora Sbolenfi, al momento priva di legami sentimentali stabili, riversò e riversa sull’augusta figura del Sommo Pontefice tutto il suo affetto, ahimé non scevro di una non ben sublimata componente sensuale che, data la prorompente vitalità della damina bolognese, tracima financo sui più stretti collaboratori di Sua Santità.

Perché mai, vi chiederete voi e mi chiedo anch’io, rivolgersi a me per l’ingrato compito di curare e prefare il tristo parto di tali amorosi vaneggiamenti? Qui entrò in gioco il lato vendicativo del carattere di tanta poetessa: aspetto non insolito tra quei cattolici che hanno elevato Bergoglio a loro venerato idolo. Risentita per le mie scanzonate rime dedicate al suo amato, e ancor più offesa per il mio eludere le sue profferte, volle punirmi costringendomi a questa dura incombenza, infertami come una sorta di contrappasso dantesco. Si aggiunga che a lungo e vanamente l’Argia cercò altre persone disponibili all’impresa e si trovò quindi costretta a infierire sul sottoscritto.

Come scrisse a suo tempo il mio avo: «La parola era data e, per quanta ripugnanza ci avessi, dovetti mantenerla. Solo mi riserbai di dire schiettamente quel che ne penso, non perché il disapprovare possa valermi di scusa, ma perché lo sfogarsi dopo tutto è un sollievo»1.

Non avendo la matura signora altra possibile scelta, dovette piegarsi a queste mie condizioni ed esordirò quindi prendendo nuovamente a prestito il mio più famoso omonimo, laddove ebbe a confessare che «questa studiata ricerca del brutto, del triviale, dell’imbecille, mi irrita»2.

A onor del vero l’Argia Novella è meno volgarmente oscena della sua antenata, pur avendone ereditati i lussuriosi appetiti: sarà che un Papa incute più timoroso rispetto di un Imperatore di Germania, ma la nostra donnina è generalmente aliena da scurrilità esplicite e da doppi sensi equivoci. Ciò non toglie che la melensaggine stucchevole dei suoi impiastri poetici, dove una metrica incerta partorisce versi poco scorrevoli e il ritmo zoppicante è ornato da rime banali, offenda l’orecchio raffinato e urti ogni persona dotata di buon gusto.

Mi accorgo però di non avervi ancora dato un’idea sufficientemente precisa di questi versicoli. Son tutti madrigali, e quasi tutti imitano l’andamento di una delle più perfette composizioni del Tasso3: l’averla storpiata per sì basso ufficio non è certo la minor colpa dell’autrice. A siffatte altezze perviene l’afflato amoroso, che Argia giunge talvolta a annullare se stessa, immedesimandosi a tal punto con l’oggetto del suo desiderio, da parlare in suo nome, saremmo tentati di dire agendo in persona Francisci: con quale esito è purtroppo assai facile intuire.

Volendo trovare un qualche elemento non diciamo positivo, ma meno negativo, possiamo notare che, come nel caso della Sbolenfi senior, la raccolta è ordinata in modo tale che, con lo scorrer delle pagine, forse inconsciamente, qualcosa viene emendandosi e purificandosi, tanto nello stile quanto nell’ispirazione e nel sentimento. In particolare negli ultimi madrigali fa capolino addirittura una certa qual larvata critica dell’Augusto Pontefice, non sappiamo se dovuta a delusione per l’indifferenza con cui egli parrebbe aver accolto le profferte amorose: certo che non esser stata destinataria neppure di una delle tante telefonate di Francesco deve aver profondamente ferito Argia e acceso nel suo animo, tanto generoso quanto focoso e pronto a subitanei scatti d’ira, un qualche desiderio di ripicca. Com’è, come non è, questo ravvedimento tardivo si traduce in poesie più lievi e scanzonate che Lorenzo Stecchetti junior in fondo apprezza e, anzi, un poco perfino invidia all’autrice.

Sed de hoc satis. Resta da affrontare una questione spinosa circa l’esatta pronuncia del nome della Sbolenfi: Argía o Árgia? Neppure l’indiscusso vertice della cultura, nonché summa di tutto lo scibile umano, Wikipedia, osa sbilanciarsi in favore dell’una o dell’altra ipotesi. Noi, nella nostra ignoranza, propendiamo per Argía: e a nostro favore depone, nel caso dell’ava, l’evidenza della metrica; la bisnipote, vuoi per banale ignoranza, vuoi per gusto di distinguersi, parrebbe aver optato per Árgia, pur con alcune eccezioni: sempre che non si tratti unicamente di una banale licenza poetica per far quadrare dei versi altrimenti sbilenchi. E con questo abbiamo davvero esaurito l’argomento.

Aggiungerò soltanto qualche scarna parola sull’appendice. A compensazione dello sciagurato patto che mi impose la cura di questa invereconda raccolta, pretesi il diritto di condire l’insipido piatto sbolenfio con qualche pizzico di pepe, che ravvivasse gli sberleffi della mia precedente operetta4: ed ecco sorgere Franceschiello e la sua corte.

Bergoglio, chiamato anche Papa Francesco, è sempre più anziano e sempre più rimbambito, con progressiva perdita delle facoltà mentali: attaccarlo può quindi apparire inutile e meschino. Molte di queste nuove pasquinate prendono perciò a bersaglio, come indica il titolo stesso, le eccellenti persone che ruotano attorno al Pontefice, vuoi con importanti responsabilità curiali, vuoi più semplicemente dedite all’incensazione dell’idolo. Anche gli epigrammi che lo prendono a bersaglio non vogliono tanto essere degli strali contro di lui, ormai immerso nelle tenebre della coscienza, ma sono piuttosto volti a castigare la miopia dei suoi adulatori, nell’arduo tentativo di correggerla.

Una nota finale: non tutti questi epigrammi sono inediti, esendone apparsi alcuni su internet, nei cosiddetti social.

Il Vostro

Lorenzo Stecchetti junior

1 Rime di Agia Sbolenfi. Con Prefazione di Lorenzo Stecchetti, Bologna 18994 (perché è l’edizione che ho ereditato io), la pagina cercatevela voi.

2 Tutto come prima, compresa la pagina, che è un’altra.

3 Il madrigale “In morte de la signora Margherita Bentivoglio Turchi”: Non è questo un morire, / immortal Margherita, / ma un passar anzitempo all’altra vita; // né de l’ignota via / duol ti scolori o tema, / ma sol pietà per la partenza estrema. // Di noi pensosa e pia, / di te lieta e sicura, / t’accomiati dal mondo, anima pura. Da questo schema metrico, che è abB/cdD/ceE, assai raramente e per minime variazioni si discosta l’Argia.

4 Lorenzo Stecchetti junior, Francescheide. Sono una freccia che punta ad Io, Tricase 2017 (il che significa pubblicato in proprio).



Per chi fosse interessato, disponibile, anche in formato e-Book, su vari siti. Eccone un paio.

Il sito dell’editore: https://www.youcanprint.it/umorismo-tema-religione/madrigali-a-francesco-9788831605144.html

Il sito ibs: https://www.ibs.it/madrigali-a-francesco-libro-argia-sbolenfi-novella/e/9788831605144

Anteprima disponibile su google libri:



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